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lunedì, 02 marzo 2009
Descrizione del mio coinquilino cinese, un estrememamente brevilineo dottorando in ingegneria di ormai 32 anni, gravemente affetto da mitomania e segoneria avanzata.
In casa, tre stanze, siamo io, Jia e lui. Ormai la sua pagliacceria involontaria è diventata una delle maggiori attrazioni della casa.
AUTOSPUTTANAMENTI GRATUITI
Sostiene che il padre è miliardario e possiede un’impresa di costruzioni in Cina, e che casa sua in Cina l’ha costruita il babbo di persona (ma come? Un palazzinaro si costruisce casa da solo?) Nelle foto si rivela la triste veritá che è un tugurio abusivo che il padre al massimo è un muratore.
Dichiara di aver beneficiato di ingenti rimborsi sugli acquisti fatti grazie al tax free dell’aeroporto, ma mesi dopo, scordatosi della sparata, alla vigilia di un suo viaggio in Cina, mi chiede di accompagnarlo all’aereoporto siccome non sa dove si trova, né come funziona, l’ufficio del tax free che poi ovviamente gli nega il rimborso.
I suoi sottotitoli di Messenger, in cinese, sono di una pacchianeria umiliante (“never say late!” o “Ultima battaglia: Il dragone silezioso ora vola verso il cielo”).
Al vedercele inforcare, racconta di aver usufruito molte volte delle biciclette pubbliche del Bicing, grazie alle tesserine magnetiche prestategli dai suoi molti amici, ma la volta che gliene prestiamo una noi per rincasare, ci chiede come si fa a staccare la bici dalla barra magnetica.
Torno a casa con una succosa entrecòte argentina da fare ai ferri, guarda il prezzo e fa: “Che cara”! Gli spiego che è un taglio pregiato e lui corregge il tiro: “ah, sì, l’ho mangiata anch’io un sacco di volte”.
Vinco degli spicci alla schedina, glielo dico e lui “Anch’io diverse volte ho vinto, giocandola insieme a degli amici”. (?)
Il giorno stesso a pranzo mi chiede dov’è che si ritira il premio.
Il finesettimana scorso mi visita il mio amico Roberto portandomi un inatteso regalo: una Playstation 2 modificata con memory card, due joypad analogici e il gioco di calcio appena uscito! Non si fa in tempo a scartarla e pretende di giocare lui la prima partita al posto mio asserendo di essere un buonissimo giocatore…Al ricevere il joypad in mano, ci chiede come funzionano i tasti. Seguono punteggi tennistici persistenti.
Si vanta di aver vissuto l’infanzia in mezzo alla natura e al cibo genuino della terra, prendendo in giro Jia, in quanto dozzinale “ragazza di città”. Conosciuti l’anno scorso i modi spicci del mio amico Roberto, la prima sera mi chiese con superiorità: “Il tuo amico é un contadino, vero?”. Anche se non lo è, io gli risposi: “Sí, come te”.
CAPITOLO DONNE
Si dipinge come un irrequieto donnaiolo, con relazioni numerose e fugaci. Persino sul secondo aggettivo nutriamo ragionevoli dubbi: in un anno di convivenza non abbiamo avuto prova di nessun suo accoppiamento.
Sostiene, tra le altre, di avere avuto una breve storia con una ragazza europea, (di cui, purtroppo, non conserva foto insieme) che ora si trova negli Stati Uniti per studio. Mesi dopo, racconta a Jia che la cosa finì perchè lei doveva andare in Cina per studio.
Sostiene di aver lasciato perdere una ragazza, a sua detta noiosa, che gli stava dietro per rimanere fedele alla sua fantomatica fidanzata in Cina. Un’amica comune racconta poi per caso a Jia che successe esattamente l’incontrario, fu lui a prendersi un due di picche clamoroso dalla “noiosa”.
Peraltro della presunta fidanzata in Cina ha mostrato solo foto che li ritraggono sempre in compagnia del fratello minore di lui.
Non è mai chiaro l’importo della sua borsa di studio del dottorato, la adegua all’interlocutore: a volte, addirittura nell’arco della stessa conversazione, dice prima che sono 800 euro al mese, e poco dopo 1200.
A fine 2007 proclama raggiante: “L’anno prossimo sarà decisivo per me e porterà molte novità: avrò un lavoro in una multinazionale, negli Stati Uniti o in Australia, e mi sposerò”.
Mia obiezione: “Ma non è mica come andare al supermercato, scegliersi una ragazza da sposare entro l’anno!”
E lui: “Sì, ma ho un lotto di ragazze che mi vorrebbero, tra cui sceglierò”.
Siamo a fine 2008, e continua a “perfezionare” la tesi (il dottorato è teoricamente finito da un anno) e a cercare di adescare in chat le studentesse cinesi neoarrivate con la scusa di far loro da cicerone. Senza nostra richiesta, ultimamente va dicendo che le imprese australiane e statunitensi stanno solo aspettando che lui finisca la tesi per assumerlo, grazie a fantomatici colloqui di lavoro telefonici.
REGIME ECONOMICO
Brilla per una spilorceria da figlio di genitori ebrei cresciuto a Genova.
Invita 4 persone e si limita a abbrustolire un galletto arrosto, versando a ognuno nel bicchiere solo un dito di succo di frutta.
Se ha ospiti e si cena tutti insieme, poi lui chiede a me e Jia di “aiutarlo” a lavare i piatti.
Se gli ospiti sono nostri, dopo aver gradito la cena si ritira in camera lasciandoci l’onere.
Invita a cena Jaume, (un forforoso ingegnere 45 enne abbandonato dalla moglie, che definisce il suo “fratello maggiore”) chirurgicamente alla vigilia delle sue vacanze in Cina cogliendo sistematicamente l’occasione per chiedergli un passaggio per l’aeroporto l’indomani. Di ritorno non gli ha mai portato nemmeno un pensierino.
Ha passato 10 giorni senza lampadina in camera (rotta) pur di non andare a comprare una nuova.
Quando gli proponemmo di fare insieme l’abbonamento a internet (c’era una prima offerta di 60 e rotti euro totali al mese) si fece da parte dicendo che non ne ha bisogno perché ce l’ha in ufficio all’università. Poi trovammo un’offerta internet e telefono da 42 euro al mese e, siccome ha aderito, la mattina nemmeno esce più, e sta tutto il giorno chiuso in camera a vedere la tv cinese in streaming occupando tutta la banda.
L’abbiamo sorpreso plurime volte a mangiare sopra dei fogli di giornale per non sprecare i tovagliolini.
Non si preoccupa mai di raccoglierle dalla cassetta della posta quando arrivano, ma quando c’è da pagarle, vuole sempre controllare e ri-calcolare le bollette, per paura che lo freghiamo.
Ogni volta che esce di casa stacca il suo portatile dalla scrivania e lo nasconde!
Rompo un bicchiere di un servito di sei di coppette da spumante (costo 2 euro) e si lamenta che troppe cose comprate con la cassa comune si rompono, trascurando il fatto che tra me e Jia abbiamo apportato, senza ovviamente mai rivendicarle, le seguenti cose per uso comune pagandole coi nostri soldi:
1) un altro servito da sei di bicchieri ikea piú carini (4 euro)
2) vari utensili da cucina (mannaia, tagliere, grattugia, etc)
3) lampadine a basso consumo per il soggiorno (costo 5 euro)
4) quadretti per il soggiorno (costo 17 euro)
5) un mese intero di chiamate per farsi allacciare internet (fatte coi nostri cellulari)
6) trasporto al terzo piano di un televisore a 27 pollici e di un divano.
7) copridivano elastico (costo 15 euro)
Ultimamente ci ha chiesto di on comprare più in comune carta igienica (costo: 3-4 euri), sapone liquido (1,5 euri), sapone da bucato (5 euri) e tovagliolini (42 centesimi!) perchè “lui si scorda sempre il suo turno per ricomprarle” In realtà è ovviamente perchè crede che noi ne consumiamo più di lui in proporzione. Volendo fare il suo gioco, in più, la sua proposta racchiude un clamoroso bug logico: se lui dovrà ricordarsi di comprarsele separate per sé, quali userà tutte le volte che se ne è scordato?
Mentre cercavo casa a Gerusalemme (stage) le offerte tipo in cui mi imbattevo richiedevano tutte di essere sostanzialmente degli asceti votati al rispetto di ogni declinazione possibile della legge mosaica.
Consapevole del fatto che metà dei miei amici sparsi per il mondo si sarebbero autoinvitati nei mesi successivi, salto tutti gli annunci che vietano visite di persone dell'altro sesso.
E poi:
mega appartamento in edificio storico, affacciato sulla via più trendy della città (o almeno ciò che i gerosolimitani considerano tale)
2 stanze più salotto , cucina e bagno.
Ad un prezzo ragionevole. A due passi dal lavoro.
D. cerca un coinquilino/a e io lo convinco.
Non avevo mai avuto un coinquilino maschio prima, ma D. sembra talmente inoffensivo...
Ha 18 anni, è australiano e i sui l'hanno spedito in terrasanta per un anno sabbatico in cui "ritrovare le proprie origini".
Essenzialmente è un ragazzino sperduto, con un sacco di soldi, idee confuse sul da farsi e sulla propria identità sessuale. Gli unici prodotti per la pulizia che ha in casa sono il detersivo per i piatti e una scopa malandata. Che evidentemente non ha mai usato, perchè in salotto c'è un tappeto di foglie secche. Ma lui preferisce dormire lì, perchè in camera sua ormai si è accumulata una tale quantità di roba (essenzialmente resti di cibo e vestiario, ma anche cd, spade di plastica, vecchi cellulari e alcune marionette) che si fa fatica a respirare.
Ripulisco tutte le aree comuni e cerco di lusingarlo con le meraviglie della civiltà.
Non sembra funzionare. Passa essenzialmente le giornate a dormire, mangia latte e cereali a tutte le ore stando davanti al pc.
Smette di andare a lezione di ebraico dopo una settimana perchè "non si impara abbastanza in fretta".
Comincia ad uscire la notte con soldati in licenza et similia.
Si sbronza di vodka da 2 soldi e si vanta in rapida successione di essere il più bel principe della festa in maschera al centro LGBT e di essersi portato in camera una soldatessa armata.
Vorrebbe far pagare l'affitto a chiunque dorma a casa nostra per più di 2 notti.
A luglio sparisce all'improvviso per seguire un addestramento paramilitare nel deserto.
Mi lascia 2 nuovi coinquilini e una marea di casini legali col proprietario.
Nessuna idea di che fine abbia fatto (anche se qualche sospetto su cosa stia facendo in caserma ce l'avrei)
C come criceto.
Le mie prime coinquiline erano pugliesi e si truccavano e acconciavano anche per uscire a fare la spesa. Ho un ricordo piuttosto vago di quel coinquilinaggio in periferia, se non per il fatto che l’appartamento era tutto rivolto a sud e quindi caldissimo nella torrida estate del 2003. Nel periodo natalizio quelle povere menti si erano regalate una coppia di criceti, chiamati Antaro e Bijoux. Dopo un paio di settimane di giubilo le bestie già razzolavano dimenticate. Odio avere animali per casa, soprattutto bestie in gabbia, ma per un senso di pietà a volte mi occupavo io di loro, almeno pulirli e nutrirli. Le ragazze compravano il cibo per criceti a “tutto 99 cent”: buste di palline verde fluorescente. Arrivata la maturità sessuale, abbiamo notato la comparsa di una prima figliata – divorata in pochi giorni dai genitori, che forse saggiamente hanno ponderato la scarsa disponibilità di spazio e risorse alimentari e la capacità mentale delle padrone che li avrebbero dovuti accudire. La seconda figliata è stranamente sopravvissuta, un paio di cricetini in più, giusto fino alla torrida estate. Tornata a casa da lezione facce imbarazzate mi accolgono: nella pulizia mattutina si sono scordate la gabbia in terrazzo per tutte le ore calde del giorno. Esco e vedo un unico criceto che corre pazzo su e giù per la gabbia tra i cadaveri della sua famiglia e uno spesso strato di deiezioni fetide. L’unico superstite di un climax di morte e distruzione.
C come citofono.
A volte il coinquilino strano sei tu. Nella mia seconda casa abitavo in una quadrupla gelida, una casa senza riscaldamento fornita di termosifoni elettrici. Se la sera accendevi un termosifone in camera e la televisione in cucina non potevi accendere nessun altro apparecchio elettrico, altrimenti saltava l’impianto. Così riscaldavamo la cucina accendendo i fornelli, e dopo poco sprofondavamo in uno strano torpore annebbiato. Dunque io ero l’elemento bizzarro, avevo i capelli blu e proponevo allegri festini alcolici, e passavo giornate accanendomi nell’eliminazione della muffa sulle pareti del bagno e della cucina. Oltre all’episodio rilevante di quando abbiamo scoperto un nido di piccioni nel davanzale e abbiamo chiamato il comune, i pompieri, la polizia, la ASL, di nuovo i pompieri, e infine la LIPU minacciando scene isteriche di buttare in strada il nido se non fossero venuti immediatamente a risolvere la faccenda, vorrei raccontare la storia del citofono. Una sera appunto avevamo invitato un po’ di gente in casa, e dalla finestra della cucina vedo che a casa dei ragazzi del piano di sotto c’è una persona che conosco, tale Andrea. Penso, quale migliore occasione per socializzare e invitare anche i vicini al nostro festino? Allora mi propongo di scendere per chiamarli. Nell’euforia del momento scendo solo mezza rampa di scale, citofono alla porta sbagliata e mi apre il nostro dirimpettaio, un signore baffuto sui 40. I miei coinquilini scoppiano a ridere dalla finestra aperta, mentre per giustificare la mia scampanellata notturna alla faccia del baffo più che perplesso, domando “Mi scusi, c’è un Andrea di Milano a cena da voi?”
C come caciotta.
Nella mia terza casa tutto scorreva felice e sereno finché in seguito alla trasferta di un paio di compagne abbiamo dovuto accogliere in casa la prima persona che ha risposto agli annunci: tale Rinuccia. Rinuccia viveva nella doppia con il suo amico omosessuale frustrato e sottomesso. Rinuccia “ospitava” il suo boyfriend, un siculo ottuso dai lineamenti marcati alla dolce&gabbana e dal vocabolario limitato. Rinuccia, oltre ad essere veramente urrenda, era anche insopportabile. Ella era obesa e bassa, aveva la faccia tipo sfigurata sempre coperta da uno spesso strato di fondotinta, e si dipingeva le sopracciglia con un’espressione stupita ogni giorno diversa. Per parlare urlava. Quindi in camera vivevano lei e il suo moroso, appropriatasi del mio letto degli ospiti senza chiedere, e il povero omosessuale che subiva, in una stanza dalla finestra perennemente sigillata d’estate. Il siculo puzzava moltissimo di uomo. La mattina mi svegliavo e andavo in bagno, odore di morte dalle mutande e magliette di lui lasciate appallottolate come un infausto pout-pourry, terrore dai mutandoni e mega reggiseni appesi di lei, in cucina traumatico l’incontro con la Rinuccia in persona che mi alitava, e invece di fare colazione rischiavo di vomitare. Fuga repentina. Il momento peggiore è stato il primo incontro con ella. Arrivo a casa dopo un periodo all’estero e mi trovo uno sconosciuto, il siculo. Inizia ad attaccarmi una pezza infinita sul suo giovanile talento come trombettista incompreso dalla famiglia. Il giorno dopo saliva la Rinuccia dalla Calabria, che il siculo aspettava ormai da un paio di settimane. Scatta subito la festosità e il forzato invito a cena. “Mangia la caciotta del contadino che è bbuona! Peccato che è un po’ calda che ha viaggiato tutto il giorno in treno.” Infatti sa di culo. “Ah, devi sentire la soppressata!” che schifo, trasuda unto, ma sono così alienata che non ho la forza di rifiutare. Il siculo “eh, infatti il mio amore se ne intende di salsicce!!!”. Le allusioni sessuali mi danno il colpo finale. Sto malissimo, fingo una scusa per uscire e mi faccio il giro dell’isolato un paio di volte, sperando di trovarli dormienti al rientro. Invece stanno andando a letto mentre vado a letto io. Dopo poco sento rumori, penso che non è possibile e invece si, stanno facendo sesso sul mio letto degli ospiti… distinguo frasi che non ho il coraggio di ripetere e le urla di lei in crescendo (con accento calabrese). Per fortuna è breve. Il giorno dopo chiederò asilo alla mia vicina di casa.
C come Cannibal Corpse.
Ultimo appartamento universitario condiviso con due ragazzi. Il mio arrivo rivoluziona le consuetudini domestiche: la novità di avere il bagno pulito li porta a pulire cucina e soggiorno autonomamente senza che io abbia mai avuto occasione di ricordarglielo. Quando sono arrivata la casa non era mai stata pulita per 6 anni. Mai. Abbiamo ingaggiato una troupe di filippini per le pulizie generali, ne sono usciti sconvolti. Presi il posto di un metallaro satanista del nord est, un burlone con le catene nell’armadio, i ceri da morto e le foto del papa con i cazzi. Nella mia stanza, che affettuosamente ero solita chiamare il “soppalco satanico” ho lasciato gli adesivi dei Cannibal Corpse e le incisioni delle bare e dei 666 nelle travi. Gli altri due ragazzi erano tranquilli, fin troppo. La figura migliore è l’ingegnere: 30 anni, 3 esami ancora da dare, una vita nel divano. Non usciva mai di casa. Si allietava guardando il tg di Emilio Fede e rideva con Striscia la Notizia. Tanto che si guardava anche la replica in tarda serata. Pur di non uscire di casa si esercitava in soggiorno con i bilancieri e l’attrezzo per gli addominali, ed è stato anche capace di fare 2 ore di jogging tra il piano cottura e la scrivania in camera. Un giorno ho portato a casa un giochino chiamato Passaparola, una di quelle cose con le lettere nei dadi dove devi comporre parole, più lunghe sono più punti fai. Dopo i primi giorni di partite l’ingegnere è rimasto l’unico a insistere ogni volta che ci vedeva per casa con: “partitina?!?” scuotendo i dadi del giochino. Era diventato un vero pro, giocava da solo a tutte le ore, capace di comporre la mitica parola di nove lettere con tutti i dadi, che ora davvero vorrei ricordare quale gli fosse venuta – è stato un momento significativo della nostra convivenza trovarci così uniti nella sua gioia. Quando me ne sono andata gli ho lasciato il giochino, e lo step. Ora i ragazzi mi mancano, e mi chiedo come faranno senza di me.
venerdì, 24 ottobre 2008
consumato dalla depressione, unica amica e confidente una bottiglia di jack danie's. pensavo che la fine fosse vicina. nessuno che mi scriveva più le proprie storie tutte matte da pubblicare, per 3 mesi la mia vita non ha avuto senso. la pagina di gmail, io che continuavo a spingere il testo "reload", ma nulla. poi ad un tratto questa storia. minimale, corta, diretta: un gioiellino di convivenza. e il sorriso e la speranza ritornano per un attimo. ma me ne servono altre, questa non basta, non basta nemmeno la visione del mio coinquilino che ignaro del fatto che io fossi dietro di lui spolverava i suoi cd con una mia maglietta bianca, no, non basta. aiutatemi ad aiutarmi
Vivo in Spagna con altre 3 ragazze in una casa con bidet. Una mattina mi sveglio sul tardi e vado in bagno. Chiudo la porta e mi accorgo che non c'era più il mio asciugamani da viso, che stava proprio accanto alla porta. Faccio pipì e vedo che era finito, inspiegabilmente, nel cestino della spazzatura...che poi è un sacchettino che abbiamo appeso accanto al bidet. Allora inizio a pensare: bho, magari era per terra e a qualcuno è sembrato uno straccio da buttare via... Oppure: magari, superando qualsiasi legge plausibile della fisica, ci è scivolato dentro...
E mentre sto lì ad avanzare ipotesi decido di aprire con la punta delle dita il sacchettino per capirci un po' meglio. Ebbene, signore e signori, il mio asciugamani era ormai bianco solo in alcuni punti. Adesso aveva assunto tonalità che andavano dal nero al marrone....perchè... era pieno di merda! già, avete capito bene.
Ancora sotto chock, vedo che in bagno mancava la cartaigienica. E allora ecco perchè! una delle mie "amiche" si sarà impanicata e anzichè farsi un bel bidet avrà pensato bene di utilizzare il mio asciugamani. Tra l'altro mi sono accorta che proprio accanto al mio ce n'era un altro, bianco anche quello. Che si sia confusa nel bel mezzo della delicata operazione??
Mi rimane ancora un dubbio: perchè mai il colpevole non ha ancora buttato le prove del delitto?...i panni sporchi si lavano in casa...ma la merda puzza!
venerdì, 11 luglio 2008
talvolta i coinquilini non si fanno la guerra, ma combattono spalla a spalla nella difesa dei loro diritti.
la situazione è la seguente.
i lavori di restrutturazione. un'intera facciata imballata per rifare i balconi, e muratori che dalle 8 del mattino usano trapani martelli pneumatici e martelli in generale.
una mattina non usavano nessun martello, però tenendo le finestre aperte sono stato svegliato da un muratore sul mio terrazzo (che si trovava quindi a 2 metri da dove dormo) perchè cantava a squarciagola "silvia lo sai" di luca carboni, sostituendo simpaticamente il nome di luca (l'eroinomane della canzone) con quello dei suoi colleghi, a rotazione.
mi sveglio e mi voglio blindare in camera nonostante la calura, ma le tapparelle non fanno il loro dovere. sono bloccate da tutta la schifezza e la polvere dei lavori. problema che avranno lo stesso giorno tutti gli abitanti della suddetta facciata del palazzo, che puntualmente si lamentano.
il giorno dopo la forbita risposta dell'architetto appesa in portineria:

e lo stesso giorno la nostra risposta in stile "non ci resta che piangere" di fianco alla sua
...dispositivi di oscuramento per tutti...
venerdì, 20 giugno 2008
universitari
una coinquilina taciturna
schiva ai limiti della follia
non esce mai dalla propria camera
non parla con nessuno
non mangia con nessuno
i coinquilini a volte non la vedono per giorni perchè la porta della sua camera è sempre chiusa
poi un dì
mentre tutti sono a tavola a cena
la porta di camera sua si apre
si reca in cucina
e difronte a tutti appende al frigorifero un disegno
e subito torna nel suo nido

freud si sarebbe sentito offeso di dover analizzare un disegno simile per l'ovvietà del messaggio espresso
una chiara rivelazione sul tipo di stima che l'artista nutriva nei confronti dei suoi coinquilini
venerdì, 13 giugno 2008
certe storie necessitano introduzioni.
un altro appartamento milanese, rappresentanza selvaggia valtellinese.
facendo un attimo il punto della situazione le storie più assurde vengono raccontate da persone a me molto care. allora mi chiedo: ma che razza di gente frequento io??
Circa 8 anni or sono mi trovai a dovermi muovere nella metropoli dalla campagna per frequentare l'università, e fu così che con un nutrito gruppo di valligiani reduci principalmente dal liceo Artistico ci accasammo al 5° piano di uno stabile di via Valtellina (quando si dice il patriottismo...), proprio di fronte all'Alcatraz.
La casa era molto grande e aveva abbastanza spazio per ospitare 5 persone distribuite in una stanza doppia e una tripla, più un grande salotto con vetrata, sgabuzzino e cucina abitabile con balconcino; in men che non si dica la tripla fu occupata da quattro persone e la branda-divano nell'ampio salotto divenne un rifugio sicuro per molti nomadi, senza contare permanenze più o meno pagate su un'altra branda in cucina, per una media di 7/8 persone più o meno stabilmente accasate.
Nessuno dei coinquilini aveva mai abitato da solo prima, e visti i trascorsi adolescenziali più o meno punk di tutti quanti si può dire che nessuno fosse un campione di ordine, pulizia, igiene personale e rispetto verso il prossimo. Diversamente da quello che spesso sento dire dei rispettivi coinquilini, lamentandosi, dalle persone che mi circondano, noi vivevamo felicemente in un consapevole stato di deriva e decadenza, cominciato fin da subito con la raccolta dei sacchi della spazzatura sul balconcino per evitare i 5 piani di ascensore (?!?), raccolta che si è protratta da settembre a giugno fino al giorno in cui, scattata da qualche tempo la tipica afa milanese, la portinaia ha citofonato chiedendoci di controllare se provenissero dal nostro balcone i vermi che cadevano sui terrazzini degli inquilini sottostanti. Inutile dire che sì, era proprio opera nostra.
Altro problema comune a molte delle persone che conducono un'esistenza di coabitazione è quello dei temibili 'turni di pulizia', pratica che in via Valtellina fu considerata da subito fascista e oppressiva e fu bocciata in favore di un buon vecchio WE DONT CARE e della sanissima abitudine a scrivere cartelli qualora ci fossero cose per terra, ad esempio piatto di pasta al pomodoro frantumato in corridoio a tarda notte dopo un rientro da una serata di ubriachezza molesta e ivi rimasto per almeno una settimana con cartello di segnalazione ATTENTI AI VETRI E ALLA PASTA PER TERRA, oppure sapone liquido rovesciato in salotto (che ancora mi chiedo che ce ne facessimo del sapone liquido, e perchè si trovava in salotto) con cartello ATTENZIONE SI SCIVOLA.
La gestione culinaria della comunità era affidata perlopiù al caso e al vecchio detto -ognuno per sé, dio per tutti-, ci nutrivamo soprattutto di surgelati, scatolette, sughi pronti (a volte senza pasta, o usati per condire l'insalata dai più temerari) e pizza da asporto; interessante fenomeno che abbiamo vissuto per qualche tempo è stato quello delle colazioni con i piccioni che si introducevano dalla finestra ormai senza nessuna paura e camminavano sul tavolo mentre mangiavamo latte di soia e cereali, che per qualche esigenza ingegneristica che ora mi sfugge, ma per la quale la scatola che li conteneva era la sola soluzione, erano stati rovesciati su uno scaffale in modo da poter essere fatti cascare direttamente nella tazza con un movimento a spazzaneve della mano.
Altra particolarità dell'abitazione era l'assenza di arredamento, portati i letti da casa o acquistati al sempreverde ikea, il resto abbiamo deciso di recuperarlo andando in giro per il quartiere in cerca di rifiuti ingombranti, attività spesso sottovalutata che ci ha consentito di avere una lavatrice non funzionante come portatelevisore, un tavolino quadrato per il salotto con piano di cristallo senza piano di cristallo (e quindi una specie di trappola con superficie di 4 cm di profondità lungo il perimetro per appoggiare le cose che immancabilmente si rovesciavano sul tappeto posto sotto, anch'esso trovato per strada), un comò luridissimo e altre cose più o meno utili come un televisore 50 pollici non funzionante usato come portabibite e un altro sistemato in bagno in modo da infilare i rotoli di carta igienica ( quando ce n'era ) sulle antenne. La sola cosa che ci mancava era un divano, ma la divina provvidenza ha fatto sì che una notte io e il coinquilino Barista Satanico trovassimo in via Farini un tre posti in condizioni più che pessime, evidentemente abbandonato da giorni, cuscini strappati, macchie non identificabili, probabile piscio di tutti i cani e gli homeless del quartiere. Con un esame al luminol del RIS di Parma si sarebbe potuto probabilmente trovare un colpevole ad ogni singolo crimine irrisolto dal delitto Bellentani ad oggi. Convinti di accaparraci lo scettro di eroi della brigata ci carichiamo l'olezzoso sofà in spalla e lo portiamo per 5 piani di scale facendo il nostro trionfale ingresso davanti a facce incredule che inaspettatamente ci mandano affanculo e ci chiedono di riportare in strada quella merda. In effetti sotto una luce migliore di quella dei lampioni di via Farini la condizione di disagio del divano ci si para davanti senza pietà e siamo costretti ad ammettere che in effetti è un po' estremo e promettiamo di riportarlo in strada il giorno successivo.
Il fatidico giorno successivo rientro in casa dopo una dura giornata di lavoro e università pronto a caricarmi il dolce peso sulle spalle, e ad accogliermi trovo uno dei coinquilini sdraiato sul divano in mutande, occhi da cinese dovuti alla fattanza e con in bocca una canna mezza fumata di almeno 15 cm che mi dice... 'oh... ce lo teniamo... è troooppo comodo!'
Tra gli ospiti indesiderati del maniero di via Valtellina, il più degno di nota è sicuramente Carnage, assiro-calabrese compagno di università di uno di noi che ha squattato l'appartamento per qualche tempo dopo essere stato sfrattato, pasteggiava a cotolette e gin sia a pranzo che a cena, scompariva per qualche giorno e tornava con tatuaggi infetti fino al giorno in cui è scomparso del tutto lasciandoci in eredità un paio di anfibi del '15-'18 che erano le uniche scarpe che possedeva, grazie al cielo non si sono mai più avute sue notizie.
Tra le altre presenze che si sono susseguite c'è da ricordare il Manager e il Figlio Del Sindaco:
Il Figlio del Sindaco è stato recluso su una branda da campo in cucina, costretto a pagare un affitto e osteggiato in ogni suo tentativo di guardare le partite di calcio o qualsiasi altro programma televisivo. A casa ogni giorno dopo le lezioni, puntava la sveglia e decideva di fare un pisolino ristoratore in attesa della partita o di altro, ma senza fare i conti con il council of doom della casa che in scimmia da playstation gli levava la sveglia costringendo l'inconsapevole a notti da 15 ore di sonno e pressochè zero vita sociale; probabilmente facendogli un favore visto che il primo giorno nella metropoli è stato derubato di portafoglio e cellulare sulla 92 tra la stazione centrale e casa.
Il Manager, approdato in via Valtellina dopo una vacanza in Sardegna che l'aveva, parole sue, 'sbussolato', convinto di migliorare la sua condizione intestinale, si è nutrito per almeno due mesi esclusivamente di barattoli di yogurt di dimensioni di un secchio da imbianchino con tanto di maniglia, perennemente in offerta al vicino GS. Nonostante la sua condizione intestinale il povero Manager sprizzava comunque molta più vitalità rispetto a tutti gli altri abitanti e non si contano le volte in cui dovevamo uscire e lui aspettava sull'uscio del salotto, vestito di tutto punto, facendo pressioni infinite a una banda di cannaioli in mutande in fissa davanti alla playstation da giorni.
Un altro mondo è possibile.
domenica, 08 giugno 2008
in seguito ad un commento di un utente anonimo, in cui mi si chiedeva di poter utilizzare il blog come canale per poter trovare nuovi coinqulini ho pensato che:
icoinqulini oltre che ad essere una raccolta di storie bellissime è anche una comunità, cosciente di esserlo o meno. quindi perchè non cercare di aiutare coi nostri seppur miseri mezzi questa comunità?
è molto semplice, ho inserito tra i link qui accanto a sinistra un forum in cui tutti i coinquilini del mondo possono scrivere per coalizzarsi e creare una nuova società più giusta, o anche solo per cercare nuovi coinquilini più folli o per cercare aiuto per potersene andare da case di matti etc.
sembra ambizioso come progetto (anche perchè non avevndo una base geografica definita potrebb essere poco poco dispersivo) ma il problema è reale e se si può fare qualcosa, perchè non farlo?
gratuità e complicità
tutti sulla stessa barca
m.
giovedì, 22 maggio 2008
oggi bis.
e andiamo!!
Oramai un anno e mezzo è passato da quella che si rivelò essere la più bella gag di sempre.. no, forse non di sempre. Però sicuramente fu la più bella presa per il culo generica di un gruppo di amici verso una propria amica e coinquilina un pò credulona. Cercherò di rendere al meglio la mia testimonianza scritta.
CHI, DOVE, COME
Una serata noiosa. Sono a casa di alcuni miei amici X Y V Z che vivono e studiano nella città S. Guardiamo alla tv non so quale film, c'è la pubblicità, facciamo un giro di canali e ci becchiamo tutta la merda e la pubblicità del caso da ogni rete. Ad un tratto lo zapping irrefrenabile finisce su canale 5 (mi pare fosse il 5). Sta parlando la Barbara D'Urso nel programma "123stalla", super strizzata con le sue tette, sta per mandare anche lei la pubblicità. Parla di un agnellino, e il caso vuole che dica un qualcosa come "a dopo ragazzi della fattoria..vi lascio con il vostro agnellino..adesso pubblicità.." e inquadrano dei deficenti con quest'agnellino che fanno non si sa cosa, probabilmente niente, ma soprattutto chissenefrega.
LO SCHERZONE...
La gag parte per puro caso, con una battuta messa a cazzo. Una nostra amica (di cui sopra), che chiamerò M, chiede senza tanto interesse cosa intendeva dire la D'Urso con la frase "vi lascio con l'agnellino.." . Noi subito inventiamo la cazzata per farci due risate, essendo lei molto credulona ma sapendo che non avrebbe retto per molto. Improvvisiamo.
X parte: "Ma come M? Non lo conosci questo reality? In pratica questi dentro a 'sta fattoria hanno tot animali e se perdono la prova settimanale ne devono uccidere uno. Ogni settimana così. Vince la squadra che alla fine ha più animali vivi. Quelli morti poi li mangiano ovviamente durante la settimana. Ormai è da tanto che i media e i blog ne parlano di questo scempio.. E' una cosa assurda, un crimine contro gli animali.."
con una faccia di culo oscena. seri. serissimi.
io appoggio subito la cazzata vedendo M un pò basita: "Ma certo, io ho firmato petizioni su petizioni contro questa cosa. E' assurda! E lo dico io poi che non sono vegetariano come te.. La carne la mangio e non dovrei parlare, ma così no cazzo.. Sgozzare un povero animale.. Mandano la pubblicità e fanno il concio alla povera bestiola..Che schifo di persone. E gli italiani che lo guardano, se ne appassionano, votano..."
M a questo punto è scandalizzata: "Cheee??? Ma che mi dite??? No dai non ci credo! E nessuno fa niente?!?"
E' incazzata nera. Le mie amiche (sue amiche) appoggiano subito la stronzata. Alcuni sghignazzano e ridono ma lei non si accorge di nulla. La serata prosegue con questa stronzata fino ad appassirsi. Non ci rendiamo conto minimamente che M in realtà non sospetta minimamente nulla, non riesce a capire che è uno scherzo madornale che non può stare in piedi.
IL GIORNO DOPO
Noi il giorno dopo siamo timorosi che scopra il tutto e che la prenda molto molto male, visto che un'intera combriccola di persone l'ha letteralmente presa per il culo tutta la sera alle sue spalle.. ma incredibilmente al suo ritorno da lezioni all'università, la gente NON L' HA SMENTITA. ANZI, NON SAPPIAMO IL MOTIVO, ma la gente (all'università, amici nostri che incontrerà poi, il suo ex ragazzo..), tutti confermano l'indecenza del programma ed esprimono il proprio disprezzo per la D'Urso e il suo criminoso e sanguinoso reality, infierendo su Berlusconi e la Mediaset indifesa...Capito?? Senza che nessuno si metta d'accordo o che altro, la poveretta racconta del programma e i suoi coetanei con cui interagisce, senza saper nulla, riescono a intuire la cazzata, lo scherzo. E lo appoggiano senza ritegno!
PETIZIONI E MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA
D'accordo con i miei amici prepariamo un paio di giorni dopo una finta petizione con una ancor più finta mailing-list. Mettiamo un pò di titoli di giornale fatti con photoshop..un pò di foto di animali magrolini e morenti presi su google ( siamo dei mostri), mettiamo un pò di loghi di canale 5 in qua e là in ogni foto..aggiungo la Barbara che sorride e via. Inoltro la mail tipo-spam-fastidiosissimo. Ovviamente la invio solo ai miei amici e a contatti inesistenti. Tra questi il suo.
Dopo neanche un paio d'ore ci rinvia la mail. Esatto, io ricevo assieme ai miei amici una sua mail che ovviamente lei ha inoltrato a tutti i suoi contatti senza nemmeno verificare un minimo su internet la veridicità della cosa. Si fida di noi. Ciecamente!
...
Tralascio i vari fatti della settimana.. Cene e discussioni fra i miei amici e altra gente che era stata messa al corrente dello scherzone sul programma-scandalo-dell'anno.
.sulla politica e le manovre che potevano esserci dietro al gioco. "Una mossa dei media e dei politici in seguito allo scandalo delle carni bianche..delle malattie" ..tutto per rivalutare e far riprendere il commercio di carne che si era bloccato in quel periodo e di cui non si parlava di altro in tutti i Tg... Stronzate a go-go. Notizie fasullissime su una concorrente che non era riuscita a trovare il coraggio di tirare il collo ad un pollo per la perdita della prova settimanale ed era dunque stata buttata fuori ed infamata dalla propria squadra.. Nessuno fa mai una piega. Tutti scioccati, commossi.. Lei è sola. E continua a non dubitare mai delle puttanate che diciamo. Assurdo. Tutti gli dicono che è così. Dev'essere vero per forza! Lei è addolorata. Vuol fare qualcosa. Noi ci sentiamo delle merde. Ma ormai dopo una settimana è tardi per dirle che era uno scherzo. Non reagirebbe sicuramente con una risata. Anche i suoi compagni di università, i suoi amici..tutte le persone con cui ha interagito l'hanno presa in giro. Se scopre una cosa così ci (si) ammazza!
Decidiamo di dare il colpo di grazia inventando una stronzata suprema, in modo da metterla poi sul ridere tutti assieme e lasciare ricadere lo scherzo nel nulla. Senza riparlarne mai più. Ed ecco che viene la manifestazione.
Come da copione "è stata organizzata una manifestazione nella solita città S. In tutt'Italia ovviamente sono scesi in piazza." Lei non si chiede nulla, non gli puzza mai d'inganno. Capisco l'assurdità della cosa per una qualsiasi persona normale. Ma le cose vanno avanti proprio così.
Vuole parteciparvi. Dalla finestra scorgiamo durante una cena delle flotte di cinesi turisti d'assalto che ammassati vanno verso il Duomo. Al che un' amica Y proclama che quella è la manifestazione e dobbiamo parteciparvi anche noi per forza!
M è pronta alla porta.
Lo scherzo sta per prendere una brutta piega. Subito dobbiamo impedire che lei possa andarci. Ci incita a muoverci, vestirsi e andare. Tutti cominciano ad abarcare merda, a inventare scuse pietose. Non ce la aspettavamo questa mossa.
Alcuni si fingono sbronzi e cominciano a rantolare per casa senza meta. Una amica Z si sente malino, V non proferisce parola. Tutti improvvisamente sentono l'esigenza di protestare passivamente dal divano. Lei rinuncia ma è molto arrabbiata e delusa di noi. Abbiamo esagerato. Decidiamo di non parlarne mai più di questa storia. Decidiamo di fare ricadere tutto nell'assenza ed omertà totale. Di non menzionare mai più quel programma. Qualcuno prima o poi ci avrebbe sputtanato e le conseguenze potevano essere catastrofiche.
A distanza di tempo poi vi fu lo screzio e il litigio ma di questo non starò a parlarne, mi sono già dilungato abbastanza.
Premetto solo che dopo qualche mesetto già avevamo fatto credere lei che la ragazza di un nostro amico era stata presa alle selezioni del Grande Fratello e per questo si stavano lasciando...

La storia dei coinquilini di Alessio è una versione per studenti fuorisede della storia della Boca del Fumo, per quelli che di voi hanno visto il capolavoro di Fernando Meirelles, Cidade de Deus.
Il Primo inquilino di Alessio fu Fabio detto il Carbo. Di lui dirò solo che studiava ingegneria, andava a correre e non sopportando il russare forte e costante di Alessio dopo un anno se ne andò. So che si è laureato, ma in Filosofia, tramite le lezioni del programma notturno Nettuno.
Il Secondo soggetto fu Roberto detto Pietra, perché faceva Pietrelli di cognome ed è anche l’unica cosa che mi ricordo di lui.
Una volta ci ho fatto un viaggio in treno nel carro bestiame noto come l’intercity 555 Napoli-Milano.
Quando siamo scesi a Bologna, è venuto a prenderlo alla stazione sua sorella e vi giuro che era uguale a lui, ma con le tette.
Il coinquilino numero tre fu Federico detto Il Patria, perché una volta fu beccato da un metronotte dell’Istituto di Vigilanza “La Patria”, mentre pisciava contro il vetro di un gioielleria, sostenendo di aver agito contro il sistema..
All’epoca adorava gli Oasis e portava sempre i capelli tagliati British, ma il suo inglese era pessimo. Se ne andò poco dopo essersi laureato dicendo: “Mo’ è finita la pacchia”.
E’ sempre stato un entusiasta, so che adesso tira e tirocinia.
Il quarto fu l’inarrivabile Barroso, detto Il Sardo, in quanto sardo d’origine, mentre detto l’ inarrivabile in quanto io vidi il suo ingresso, ma non arrivai a vederlo scrivere:
Ciao Alè, io me ne vado, nun c’è riesco a sta qua, qua, in continente, me ne torno alla patria mia,
P.S: il gatto te lo lascio se chiama SClerooo.
Il quinto fu la prima donna e la prima della serie dell’esperimento Erasmus.
Alessio pensò che con gli stranieri sarebbe stato tutto più semplice e finiva sempre questa frase aggiungendo: tutt’ al più se ne va tra tre mesi .
Per quegli interminabili tre mesi Maria Sol, detta la Spagnola, ha reso lo zapping disciplina olimpica aggiungendo solamente in spagnolo:
(Traduco)
“Ma da voi non lo trasmettono Sex and The City? In Spagna è il massimo”.
Credo che al telefono con la madre chiedesse novità sul telefilm, ma è da verificare.
Neanche Sclero si era affezionato, sebbene fiutasse nell’aria odore di Tonno Asdomar.
Il sesto me lo ricordo tutt’oggi, in quanto il duo degli inquilini attuali della magione, prima era nettamente un trio, e il terzo della banda era lui, Gianluca il romano, detto Giangio, masticato alla Toscana.
Con Il Giangio è stato amore a sesta o settima vista, ovviamente si sono avvicinati tramite un nemico comune: la padrona di casa.
La padrona di casa tramite il figlio aveva avvicinato Alessio una prima volta, dandogli una pacca aggiungendo poi:
“Vediamo di andare a letto prima la sera, che ne dite ?”
Poi però un po’ sembrava tirasse aria di disgelo, e invece, una sera, mentre Gianluca rincasava dal suo precario lavoro da magazziniere, incrocia per le scale il figlio della padrona di casa. Il nerd lo ferma con aria decisa e rivolto al Giangio dice:
“Due sere fa io e la Mamma pregavamo per le vittime di Nassyria e nel silenzio più totale si sono sentite parole così riprovevoli provenire dall’ appartamento sopra il mio…, se non mi sbaglio, trattasi del vostro appartamento.”
Mentre Gianluca pensava quanto fosse fastidioso vedere uno che si sbrodola mentre parla, il figlio della padrona di casa estrasse un post-it ben ripiegato dalla tasca del giubbotto, lo aprì si aggiustò gli occhiali tondi, riportò il riporto e fece per leggere:
“ Ale, il Signore degli Anelli tre e n’antra volta un porno…però a ‘sto giro me sembra bbono, ce so ‘ste fiche vieni a vede’…ve vvieni…vieni a vede’ quello che nun riescono a fare st’envertebbrate ‘na’ na cosa’ na cosa ginecologgica.”
E ripiegando il post-it aggiunge:
“E non continuo per puro spirito di fede, io e la mamma stiamo pensando di punirvi, ma ancora non abbiamo deciso come, le faremo sapere… Buona giornata.”
Nel frattempo, della punizione non se n’è saputo più niente e, dopo un anno vissuto pericolosamente, Gianluca ha conosciuto Giulia, tale aspirante cooperante internazionale che vuole salvare il mondo, che quando balla ed è ubriaca mi chiede se gli si vedono le tette. Credo sia quello il suo modo di salvare il mondo. Non so se ci riesce, ma a me mi salva.
Insomma.
Hanno deciso di abitare insieme, insieme, insieme da soli.
Matteo e Gianluca si sono conosciuti a Radio Città Fujiko, storica emittente Bolognese.
Gianluca ha poi mollato, un po’ per la Laurea, un po’ perché il Giangio è cosi, mentre Matteo ne è ancora…diciamo un satellite.
Gianluca ha poi presentato Alessio a Matteo, e cosi è nato il trio, il duo attuale ha dovuto pazientare un po’, altri quattro coinquilini.
Il settimo è stato l’esperimento Erasmus numero 2 e con quello la sperimentazione, a quanto ne so io, è stata chiusa coi siggggilli.
Lei, Carlotta, olandese con residenza a Londra e cuore australiano, è stata per sei mesi prima coinquilina, poi amica, poi amante, poi convivente, poi lei è dovuta partire perché doveva assolutamente prendere un aereo per Sidney.
Mentre lei partiva Alessio rimaneva, nel senso che ci è ancora un po’ rimasto.
Ovviamente di Donne per lo più straniere non se ne è voluto più sapere, così, dopo due coinquilini Raver, e uno di CL siamo arrivati ad un altro storico personaggio: Ajan, detto Il Turco in quanto Turco e in quanto fuma come tale.
Nell’anno in cui Ajan ha vissuto nella casa è stato capace di:
1) Aprire un negozio di antichità mongole-armene a prezzi stellari.
2) Scoprire di avere un figlio
3) Scoprire di avere un altro figlio
4) Fidanzarsi con una nota star della televisione italiana bigama.
5) Realizzare un reportage sul Nord Africa per la Rai.
6) Chiudere il negozio di antichità mongole-armene a prezzi stellari.
Attualmente non abita più né con Alessio né con Matteo, ma sono in stretto contatto.
Ajan pur abitando a Bologna come noi, rimane il nostro uomo all’Havana.
7) Attualmente vive in una tenda mongola in Piazza Maggiore, ma è da verificare.
Quando se n’è andato ha lasciato un gran vuoto, in frigo.
Il dodicesimo residente si è scoperto più tardi essere un liceale veneto in gita, che si era allontanato dalla comitiva per rifarsi un'altra vita.
E’ stato triste quando sua madre è venuto a riprenderselo, ma la caparra ce la siamo tenuta lo stesso.
E finalmente, dopo tanto cercar nel mare Bolognese, un naufrago senza casa di nome Gallo Matteo, ha bussato disperato alla porta del Baffo e, tra una torre che cadeva e l’altra, ha sistemato la sua roba e riazzerato il contakilometri.
martedì, 20 maggio 2008
cosa vi dicevo. siamo tornati! dopo la fantastica storia 7 della padella, torna l'amico Mignuz che cito:
Vista la chiamata alle armi, e vista la straordinaria storia della patata volante (gesto peraltro emulato da me e il coprotagonista della prossima storia quando avevamo 16 anni circa), sfoggio anche io l’artiglieria pesante.
Questa storia la chiamerei ...
Orbene, dovete sapere che io ed un noto personaggio della scena punk- artistoide italica, che per ragioni di privacy ci limiteremo a chiamare N. Vascellari…anzi no, Nico V. (così si capisce meno), quando eravamo giovvvini e regaz passavamo la maggior parte del nostro tempo libero assieme.
Se ne combinava di tutti i colori, un po’ in stile Amici Miei - Pasquale di Gaetano, ma questa è un’altra storia…qui si deve parlare di coinquilini, e quindi questa storia parla di quando eravamo, più o meno, coinquilini.
Più o meno perché in realtà non è che si viveva assieme in una casa e si divideva affitto, bollette etc.,(anche se poi un periodo da coinquilini veri e propri lo abbiamo passato assieme a Bologna), ma perché durante il periodo estivo, per 3 mesi abbondanti, si girovagava in varie case assieme, sfruttando il fatto ad esempio che i genitori erano in vacanza, o che la casa al mare della nonna era libera e via dicendo.
Formalmente, quindi, per il periodo estivo eravamo coinquilini.
Quando si liberava una casa per un qualche motivo, noi ci fiondavamo lì e stavamo lì.
Semplice, economico e divertente.
Ebbene, quella volta eravamo a casa mia a Treviso.
Credo fosse agosto, la città era deserta, ma per noi era anche meglio, dato che tra skate, piscina, prove del gruppo e cazzate varie preferivamo stare in città che non andare in una qualche località turistica affollata.
Al tempo vivevo coi miei in un appartamento al secondo e ultimo piano di un condominio, uno di quei palazzi metà anni ’70, quando gli architetti osavano progettare un qualcosa di “moderno” ma che alla fine era ancora a misura d’uomo. Nel palazzo infatti c’erano solo 6 famiglie, due per piano, e attorno al condominio ( anzi ai condomini, dato che a fianco c’era un altro immobile esattamente uguale) c’era un bel giardino dove da piccolo trascorrevo la maggior parte del mio tempo libero.
IL FATTACCIO
Quel giorno eravamo io, Nico V. e la mia morosa del tempo, Desiree.
Ci trovavamo in giardino, non ricordo per quale motivo, quand’ecco che Desiree deve salire a casa per un qualche motivo.
Il mazzo delle chiavi di casa era bello grosso, poiché comprendeva altre chiavi quali quelle di portoni, garage, taverna, insomma, sapete anche voi quante chiavi può avere un mazzo di chiavi di casa.
Ecco, il mio ne aveva tante.
Mi prendo allora la briga di tirare fuori la chiave giusta, tanto ne serviva solo una, visto che eravamo in giardino un attimo e non avevo neppure chiuso la porta blindata.
Anzi, avevo addirittura lasciato le finestre di casa aperte.
Desiree parte per andare a casa (presumibilmente a pisciare?mah..) quand’ecco che torna tutta mogia e con quell’aria vergognina di una bambina che ha combinato una marachella.
In pratica aveva perso la chiave che le avevo indicato nel mazzo, per cui ha provato un po’ tutte quelle presenti nel mazzo.
Solo che, come peraltro ben sapevo, la chiave della taverna stava per rompersi, e per tale ragione andava maneggiata con estrema cautela.
Ma lei non lo sapeva.
E la chiave della taverna, infilata nella toppa di casa, si spezzò in due, rimanendo incastrata all’interno.
Dramma.
Agosto senza nessuno nel condominio, non c’erano al tempo i telefonini e noi avevamo tutto quello che ci poteva servire in casa.
Al chè, io e Nico V. analizziamo la situazione.
IL PIANO DIABOLICO
Un po’ perché non c’era altra soluzione, un po’ perché ci piaceva fare i pirloni, decidiamo che la cosa più ragionevole era salire in qualche modo sul cornicione della casa, camminare lungo lo stesso e raggiungere la finestra di camera mia che, come detto, era rimasta aperta.
Giunti a questa brillante decisione, cominciamo a congegnare come fare a raggiungere questo cornicione, largo una 40ina di centimetri e che costituiva altresì lo scolo delle acque piovane.
Ci apparve logico arrampicarci sulla terrazza della casa al primo piano; da lì, si poteva salire sul cornicione che, giusto sopra la terrazza, formava un angolo concavo a 90°.
Da lì, si sarebbe dovuto compiere una decina di metri, passando per un altro angolo, stavolta convesso, e si sarebbe arrivati alla terrazzino di camera mia.
Saliti agilmente sul terrazzo del primo piano, bisognava colmare i 2 metri e mezzo-3 che ci separavano dal famoso cornicione.
Ancora una volta, l’ingegno umano ci è venuto in soccorso.
L’unico locale a cui avevamo ancora accesso era il mio garage ( dato che la chiave della taverna, appunto, era rimasta all’interno della serratura di casa, precludendo l’accesso ad entrambi i siti), e ci recammo lì per vedere cosa potrebbe esserci utile.
Fatalità, c’era esattamente quello che cercavamo: una bella scala!
Quindi, tornati sul posto, uno sale sul terrazzo, l’altro gli passa la scale e lo raggiunge.
LA DECISIONE
Rimaneva la parte più difficile: chi sarebbe stato il novello Indiana Jones che avrebbe sfidato il cornicione?
Io so di soffrire di vertigini ma non mi tiro indietro; tuttavia il prode Nico V. non ha esitazioni: sarà lui a scalare il cornicione, camminare a strapiombo sullo stesso, entrare dalla finestra e aprirci la porta di casa dall’interno!
Salire sul cornicione si rivela ben più difficile del previsto, dato che la scala non ha un’altezza sufficiente, e quindi dall’estremo della scala Nico V. appoggia le mani sul cornicione e io da sotto, spingendolo, riesco a farlo salire.
Ed eccolo lì, esattamente in corrispondenza dell’angolo “concavo” del cornicione che mi dice “Cazzo però scotta, mi sono bruciato le mani”.
Effettivamente, sarà stata l’una di pomeriggio di una giornata d’agosto priva di nubi ed in totale assenza di vento.
In più, il cornicione era rivestito di quel materiale metallico che usano per le grondaie…rame alluminio…boh, quello lì insomma, che sotto il sole estivo si arroventava fino a raggiungere temperature assurde.
Comunque io gli dico:” Bene Nico V., il più è fatto, adesso basta che cammini svelto verso la mia finestra e vai ad aprire”.
Nessuna risposta.
Lo vedo lì, sopra di me, accucciato sul cornicione con la schiena appoggiata alla parete (fatta a bank, peraltro) che non si muoveva e non parlava.
Aveva appena scoperto di soffrire di vertigini.
Sul cornicione di casa mia, a 10 metri d’altezza, con noi chiusi fuori di casa, scopre di soffrire di vertigini.
Tento di rassicurarlo un po’, dicendogli di stare lì un secondo, stare tranquillo, abituarsi all’altezza e poi piano piano avvicinarsi alla finestra.
Passano i minuti ma nulla da fare: pur con una lucidità estrema, tanto che ridevamo divertiti della situazione, Nico V. non riusciva a muoversi da quella posizione pressoché fetale.
Il vero problema è che, sotto il sole cocente, il cornicione con il rivestimento metallico era davvero incandescente, tanto che la suola in gomma delle scarpe cominciava e sciogliersi, e Nico V. era sudato come se fosse caduto in un lago.
Nico V. insomma rischiava, oltre una crisi di disidratazione, ustioni gravi che ne avrebbero probabilmente provocato altresì la caduta dal cornicione.
Era come se fosse seduto su dei carboni ardenti, per rendere l’idea.
Tento allora di risolvere il problema.
Ma come fare.
Bisogna dargli dell’acqua, bagnare il cornicione per raffreddarlo.
Non potevo arrivare fino a lì con la pompa dell’acqua: si trovava dalla parte opposta del giardino ed era troppo corta.
Mi reco allora nuovamente in garage.
Miracolosamente, ecco un’altra soluzione ai nostri problemi, quasi il garage fosse la tasca di Eta Beta: una cassa da 6 di acqua minerale frizzante VERA.
Mi riarrampico allora sul terrazzo, Desiree mi lancia una ad una le bottiglie e io a mia volta le lancio a Nico V.
Comincia quindi a versarsi sulla testa, sul corpo e naturalmente sul cornicione incandescente l’acqua, in modo da raffreddare il metallo che sarà stato a 100°.
CINQUE bottiglie, gli ho dovuto lanciare nel giro di un quarto d’ora.
E proprio mentre gli sto lanciando l’ultima, ecco che rincasa un mio vicino di casa pensionato, che in pratica vede la scena di io che sono arrampicato sul terrazzo di un altro vicino con una bottiglia in mano e Nico V. appollaiato sul cornicione che si versa una bottiglia di acqua minerale gassata VERA in testa.
Però, il vicino, è stato la salvezza.
Dopo un breve consulto, concordiamo che, a quel punto, l’unica cosa da fare era chiamare i pompieri per tirare giù Nico V. dal tetto.
L’Indiana Jones de noialtri infatti era oramai appollaiato da una mezz’oretta buona sul cornicione, in posizione fetale ed incapace di compiere qualsiasi movimento che non fosse afferrare le bottiglie d’acqua minerale che gli lanciavo dal terrazzo sottostante.
Pur nella drammaticità della situazione, concordiamo altresì che Desiree, che era incaricata di salire in casa col vicino di casa per chiamare i pompieri, avrebbe dovuto prima avvisare il nostro socio di gruppo comunemente denominato Panta (qui in veneto ogni paesino ha almeno un panta, eh).
Egli avrebbe infatti dovuto accorrere a casa mia munito di macchina fotografica e telecamera per documentare il salvataggio; già si fantasticava che la foto di Nico V. che si buttava sul materasso dei pompieri dal cornicione sarebbe stata la copertina di un nostro - al tempo ipotetico - disco.
Desiree quindi sale dal vicino e chiama il Panta prima di avvisare i pompieri.
Dopo qualche minuto ecco arrivare i pompieri che, invece del nostro sperato telo dove Nico V. avrebbe dovuto buttarsi, tirano su una scala più lunga della nostra e salgono per tirare giù Nico V., che viene salvato tipo gatto sull’albero.
Già i pompieri erano abbastanza ilari e divertiti dalla situazione (abbiamo in realtà dovuto spiegare che non eravamo ladruncoli d’appartamento sfigati ma che effettivamente ero il padrone di casa), ma quando hanno visto 5 bottiglie di acqua minerale gassata Vera vuote sul cornicione, e Nico V. bagnato fradicio dalla testa ai piedi, proprio non si sono contenuti.
I pompieri hanno anche provveduto ad aprire la porta di casa e a togliere il mozzicone di chiave rimasto all’interno.
L’ EPILOGO
In tutto questo, un paio di ore dopo, si presenta il Panta in bici e con la macchina fotografica.
Noi subito a dirgli “Panta dove cazzo eri, ti sei perso una scena fantastica, vedessi che roba, i pompieri, Nico V. appollaiato, cazzo dovevi documentare tutto, cazzo incredibile”!
E lui, placidamente e candidamente:” Ah, ma io avevo capito di venire con la macchina fotografica, ma avevo capito che bisognava fare la copertina del disco…..”

domenica, 18 maggio 2008
è col capo cosparso di cenere che mi rendo conto che da un mese e mezzo non è successo nulla su queste pagine, ho lasciato voi, miei cari amici e lettori a bocca asciutta e questo è imperdonabile. però nel frattempo ho raccimolato qualche storia, quindi basta, è ora di ripartire! E sarò io stesso a rompere il ghiaccio
ho cambiato tre case in due anni da quando vivo a milano, ma non mi sono mai dovuto sbattere più di tanto per cercare. ho sempre avuto la fortuna di avere amici con delle possibilità di alloggio. la mia prima convivenza è sicuramente quella su cui si possono spendere più parole.
in doppia con un caro amico, jacopomaria, zona universitaria, non lontano dalla metropolitana, quartiere tranquillissimo, casa nuova e in ottimo stato, non sembrava assolutamente un appartamento di studenti. costo? praticamente simbolico: 180 euro spese incluse e quando dico spese intendo: luce acqua gas e spese condominiali. praticamente avremmo potuto non usare l'acqua o lasciare il rubinetto aperto per 2 settimane e il costo non sarebbe cambiato. chiunque abbia vissuto a milano sa che questi prezzi/condizioni sono fantascienza, tendenzialmente è almeno il doppio. ma ora vi spiego.
la doppia in cui abitavo era considerata una singola, non per dimensioni (era enorme ci si poteva stare anche in tre volendo) ma per accordi. insomma in teoria io non dovevo essere in quella casa, il padrone non lo doveva sapere...e fin qui....ma il fatto è che nemmeno gli altri coinquilini dovevano saperlo tadadadaaaaaaan!!!!
il padrone di casa era un poliziotto che viveva fuori milano, e che nel rispetto della legge faceva tutto in nero, nessun contratto, le bollette arrivavano direttamente a lui, in quella casa non ci si doveva occupare di nulla in teoria. ma lui era un pazzo. non abitava li ma decideva chi doveva entrare, io non sarei potuto stare li perchè lui aveva deciso che nella sua casa dovevano abitare 2 ragazzi e 2 ragazze (forse per qualche strano piano che lui aveva in mente) che ovviamente dovevano essere scelte da lui. jacopomaria non aveva praticamente voce in capitolo sulle persone che avrebbero vissuto con lui.
ma la cosa più strepitosa era che sulla porta della cuina c'era un foglio appeso (ben imbustato e protetto) con una serie di regole comportamentali da seguire e qui viene il bello.
tra le meno eclatanti c'era tipo: "cambiare le lampadine quando si fulminano", che direte, per fortuna che l'ha scritto se no ce ne dimenticavamo...e invece proprio per sfregio non le cambiavamo e vivevamo nell'ombra per settimane, perchè sapete, nulla era a norma in quella casa ne l'impianto elettrico (una lampadina raramente viveva più di 3 settimane) ne l'impianto di riscaldamento: dopo che me ne sono andato han scoperto che il boiler elargiva gentilmente monossido.
"è vietato fumare in questa casa, anche i vostri amici non possono fumare, gioverà anche alla loro salute".
e tra le mie preferite c'era: "vietato frequentare appartenenti a sette sataniche e leader di centri sociali"
è molto bello come queste 2 categorie venissero affiancate e come il padrone di casa si interessasse alle nostre vite private, e la cosa più bella era che il mio caro amico, che era il coinquilino più anziano organizza/va da anni concerti al leoncavallo. infatti quando il suddetto padrone di casa veniva a controllare (perchè ogni tanto faceva dei sopraluoghi) c'era la fase in cui bisognava coprire con altri poster tutti i manifesti politicamente facinorosi, per non destare sospetti...ed ovviamente io dovevo sparire di casa per 2 giorni (poichè egli si fermava a dormire) senza lasciare alcuna traccia del mio passaggio.
a questo punto vi chiederete: e perchè nemmeno gli altri coinquilini dovevano sapere della tua esistenza, e come cazzo facevano a non accorgersene?
alla prima domanda rispondo così: il mio caro amico, forse anche vivendo in quella casa da anni, era decisamente paranoico per quanto riguarda questa questione, non avendo alcun tipo di confidenza con le altre persone con cui viveva temeva che potessero fare la spia sulla mia esistenza cosa che gli sarebbe costata l'espulsione e che io non avrei mai voluto, c’erano altre cose che il mio amico teneva nascoste agli altri, tipo il fatto che noi in camera avessimo la connessione a fastweb che il vicino di casa ci subaffittava per 30 euro tenendo all’oscuro i suoi coinquilini...che bellezza. Le poche volte che gli altri ci vedevano eravamo incollati al computer come tutti i giovani d’oggi aimè, non essendoci ufficialmente internet in quella casa avranno pensato che fossimo programmatori, oppure scrittori, chissà.
dopo poco tempo comunque 2/3 degli altri coinquilini vennero messi al corrente della mia situazione (farcita anche da particolari semidrammatici inventati, tipo che ero disperato e non avevo dove stare, ma sarebbe stato per pochi mesi, anche se nei nostri piani non esisteva una scadenza) che accettarono senza problemi anche perchè avevamo avuto modo di conoscerci vivendo sotto lo stesso tetto, ma non in modo particolare eh, visto che non c'erano stanze in comune a parte il bagno e la cucina, e la cucina era 2 metri per uno e veniva utilizzata per cucinare, una volta finito tutti nella propria camera a mangiare a porta chiusa. le porte erano sempre chiuse, ci si incontrava di rado nel corridoio.
I 2 complici in fondo, erano due tranquilloni. uno era un idolo, per quel poco che lo conoscevo mi stava simpaticissimo. In una notte di sesso con la sua ragazza spacco il suo letto a metà. Esattamente al centro. Cosicché il letto prese le sembianze della lettera “M”, il centro del letto toccava il pavimento e le due estremità si erano vertiginosamente impennate.
Non si è mai capito come, ma questo non gli ha mai impedito di continuare a dormirci sopra per mesi e mesi.
Rimaneva una ignara, la diciannovenne. Troppo rischioso metterla al corrente di questa illegalità, perché poverina, la diciannovenne era davvero un caso umano e sembrava la classica bomba ad orologeria, meglio non rischiare. Non usciva mai di casa. Mai. Aveva un fidanzato che abitava nel palazzo di fronte che però non entrava in casa se c’eravamo noi, rimanevano sulla porta a chiacchierare. Faceva la lavatrice tutte le sere, anche se doveva lavare solo un paio di calzini, e non riusciva a dormire con la luce spenta, aveva paura, però una volta entrai in casa e la trovai in cucina che mangiava uno yogurt al buoi, buio pesto. Andava a letto alle 10 anche il fine settimana. Una volta si andò a lamentare con la famiglia del piano di sopra perché un sabato sera alle 11 e mezza facevano casino. Una diciannovenne che si lamenta con una famiglia per il rumore. Fantastico.
Quelle poche cose che diceva le diceva con un filo di voce. Ed ecco come ci comportavamo con lei: io ufficialmente ero l’amico del cuore di jacopomaria (dopo un certo punto eravamo diventati una coppia gay), studiavo a milano, ma abitavo a busto arsizio, quindi per comodità il pomeriggio SPESSO mi appoggiavo in casa loro e a volte rimanevo a dormire. Si ho detto a volte.
Lo so che morite dalla voglia di sapere come potesse essere possibile.
La sera, magari uscivo per fare la spesa e salutavo tipo “ciao Jacopo, ci si vede domani allora” e dopo mezzora rientravo silenziosamente sfruttando il fatto che tutti fossero sempre barricati in camera. La mattina ovviamente ero sempre il primo ad uscire di casa mentre tutti dormivano, quelle volte che mi svegliavo in ritardo aspettavo che la giovane andasse in bagno per sgattaiolare via senza nemmeno pisciare e lavarmi i denti. Il bagno della scuola era diventato il mio bagno personale praticamente. Quando jacopomaria era in casa evitavo di usare le mie chiavi, ma suonavo il citofono e via pantomima “ciao Jacopo, scusa il ritardo”, “ops, ho dimenticato il libro in camera tua” etc.
Questa cosa alle volte era molto divertente, altre volte NO.
Non ho resistito tantissimo, ma più di una persona normale: 6 mesi. Di lì a poco, jacopomaria venne cacciato di casa, senza motivazione, allo sbirro non andava più bene, così, senza ragioni esplicite.

mercoledì, 02 aprile 2008
icoinquilini compie oggi 2 mesi!
39 storie pubblicate, quasi 6000 ingressi. ma non ci si fermerà qui, statene certi.
ultimamente mi sono arrivate diversi racconti che non ho pubblicato. mi sento un pò male a pensare che ci sia gente che impiega il proprio tempo, ed io che faccio il mega direttore galattico e decido cosa è giusto pubblicare e cosa no. però vorrei tenere il livello un pò "alto" diciamo, non me ne vogliate. come cita il sottitolo storie italiane di convivenze "particolari" e non libero sfogo contro i conquilini che non puliscono e non mettono in ordine.
si sa, i coinquilini si dividono in 2 categorie, i bacchettoni e gli sbandati (no, non ci sono categorie intermedie) ma questa è la semplice natura, non voglio assolutamente scoraggiare nessuno a scrivermi, sia ben chiaro, anche perchè cose incredibili continueranno ad accadere in tutto il mondo, finchè la convivenza casuale non avrà fine, e il blog ha bisogno di testimoni attenti e voleterosi.
you are the reason music is played
grazie a tutti
m.
sabato, 29 marzo 2008
è lei. ed è qui sotto. vi prego leggete tutti
LA NOIA
Martedì grasso dei primi anni 2000. Io e tre coinquilini, che per rispettare la privacy chiameremo il Metallaro, Rocco, e TP (noto vip del punk italiano) passiamo una serata noiosissima in casa guardando fiction. Neppure una bottiglia di vino. Niente. Noia totale. Palla de fieno che rotola.
Le vicine di casa, dirimpettaie di finestra, invece fanno festa per il carnevale. YEAH YEAH tutte mascherate con i loro amici vanno verso piazza maggiore a festeggiare non si sa cosa. Questo innervosisce non poco il mio coinquilino Metallaro, che affacciandosi alla finestra decide per scorno di lanciare loro una cipolla. Purtroppo il lancio non va a buon fine, e non solo non le colpisce, ma loro manco se lo cagano perché non si accorgono di niente. Scorno.
Niente. Palla di fieno, e guardiamo la fiction di canale 5, che non so ma forse era Ultimo con Raoul Bova. Noia totale. Misantropia.
Alle una sentiamo per strada i rumori dell’allegra combriccola mascherata delle coinquiline del cazzo che ritornano dal loro festeggiare non si sa cosa con un buonumore non si sa perché, e l’infastidimento precedentemente manifestatosi con la cipolla si ripalesa ma di grado estremamente superiore. Dunque il Metallaro dice “tiriamogli qualcosa”, ma mentre Rocco cerca un oggetto qualsiasi, la carovana già è entrata nel portone davanti al nostro e sta già salendo le scale verso casa.
L’IRREPARABILE
Cazzo, frustrazione. Ma: ecco che il Metallaro si pone a cavalcioni del davanzale della finestra della cucina (rischiando la vita, secondo piano, 60% del corpo fuori dalla finestra sullo strapiombo) mentre io ho trovato nella credenza una patata di all’incirca 1 kg con le dimensioni di un grosso sasso.
Porgo la patata al Metallaro, ignaro di quello che sta per succedere.
Le vicine entrano in casa, si vede dalla finestra accendersi la luce.
Il Metallaro scaglia con una potenza inaudita a 200 km all’ora la patata-sasso che frantuma il vetro della finestra delle vicine facendo schizzare tutti i vetri sulla parete opposta.
Il gelo.
TP guarda con occhi pallati Rocco.
E’ immediata la consapevolezza di doversi ritirare dalla cucina, spengendo la luce, fuggendo in un'altra stanza per decidere il da farsi.
IL SUMMIT
La riunione al buio del corridoio verte su due punti: la paranoia di aver ucciso qualcuno e la necessità di mantenere una linea di difesa da qui all’eternità dei tempi, senza contraddizioni.
La paranoia si basa sulla certezza che arriveranno le teste di cuoio e verremo incarcerati per mille anni come pena esemplare per scoraggiare eventuali imitatori di chi ha inventato il fenomeno teppistico del 2000, cioè (dopo i sassi dal cavalcavia) la patata nella finestra senza alcun motivo.
Per la strategia di difesa, decidiamo all’unanimità di non confessare e di negare l’evidenza in stile noi non abbiamo fatto niente, maccosa io dormivo. E’ altresì vero che possiamo essere stati solo noi a lanciare la patata, in quanto davanti alla finestra delle vicine c’è solo la nostra finestra e quella di una vecchia di 89 anni, e che per sfondare un vetro dalla strada ci sarebbe voluto Hulk sbronzo che però dà il giro all’ortaggio facendogli compiere una traiettoria balisticamente improbabile attorno ad un albero con caratteristiche da medaglia d’oro delle olimpiadi, per violenza e parabola.
E’ necessario intanto chiudere la finestra della cucina che è rimasta aperta: Rocco striscia come un marine in cucina al buio e con manine segrete chiude le persiane, peccato che ovviamente se c’era qualcuno affacciato di fronte avrebbe visto una stanza buia vuota con due manine spuntate non si sa da dove che chiudono le persiane pianissimo. E’ necessario in secondo luogo nascondere sotto le coperte il coinquilino TP che già suda senso di colpa dagli occhi, essendo incapace di fare cose che comportino malafede.
Ma soprattutto è necessario, per dindirindina, nascondere l’arma del delitto, in questo caso TUTTE le patate presenti nell’appartamento, ma la modalità con cui farlo è discutibile. E viene discusso, sottovoce in una tempesta di paranoie:
a) mangiamo tutte le patate? No, se entrano le teste di cuoio ci trovano all’una e mezza di notte che mangiamo 5 chili di patate ci colgono in flagrante
b) nascondiamo le patate nelle giacche negli armadi? No, in caso di perquisa delle forze dell’ordine saremmo parimenti spacciati.
c) nascondiamo le patate nelle buche delle chitarre e rimontiamo le corde? Maccosa.
d) diamo la colpa alla vecchia di 89 anni lasciando il sacco di patate fuori dal suo pianerottolo? Non credo che i Ris di Parma ci cascherebbero.
e) buttiamo le patate nel water?
La mozione e) sembra a tutti la più convincente. Solo che le patate non vanno giù nel water, ci tocca tagliarle a pezzi sulla lavatrice, ma ancora non vanno giù, non passano dallo scarico. Cristo.
LA SOLUZIONE
E’ evidente: tutte le patate debbono essere sbucciate velocemente sulla lavatrice, masticate una ad una crude per essere ammorbidite, dopodichè sputate nel cesso e tirare l’acqua. E così viene fatto, io, Rocco, il Metallaro e TP (nel panico) mastichiamo le patate e le sputiamo nel cesso fino alla nausea, certi che questa sia la mossa migliore per passarla liscia con quelli di C.S.I. che stanno arrivando.
Purtroppo, giunti a due patate dalla fine, dobbiamo arrenderci allo schifo e decidiamo di nascondere le ultime due prove della nostra colpevolezza. Ma dove?
L’IGUANA
Al tempo un nostro coinquilino abruzzese (quel giorno assente) possedeva un’ iguana che viveva in un televisore svuotato adibito a ternario, da cui il nome della bestia era Grundig. Non stupitevi, aveva i rasta. (Il coinquilino, non l’iguana). Noi comunque decidiamo che le ultime due patate vanno nascoste dietro al tronco di legno dove dorme Grundig, e cosi facciamo.
Ecco fatto, adesso è il momento della fase b, cioè mettersi a letto e simulare di stare dormendo dalle ore 21. Io divido la camera con l’inquilino TP, che trovo mummificato e sudante sotto le coperte, non proferisce parola e sta già pensando al pigiama per il carcere. Passiamo qualche minuto a immaginarci il clamore mediatico di questo nostro gesto, e i commenti di Umberto Galimberti su questa gioventù priva di valori. Passiamo qualche altro minuto a temere l’imminente arrivo delle teste di cuoio.
Quand’ecco.
IL NAPOLETANO
Dlin dlon.
Suona il campanello. Sono ormai le due e un quarto. Vado in pigiama a chiedere “chi è”, simulando di essere stato svegliato. “siamo le ragazze, le vicine di fronte”. Argh. Apro. Entrano due ragazze e un tipo vestito militare, taglio parà, accento direi partenopeo.
“Che è successo?” dico stropicciandomi gli occhi dal sonno. Arrivano anche Rocco e il Metallaro, TP rimane nella cripta.
“Ci hanno sfondato una finestra con una patata”
“Eeeeh?”
Simuliamo incredulità. Forse siamo davvero increduli, il gesto che abbiamo fatto è effettivamente incredibilmente senza senso. Iniziamo a sproloquiare cose tipo “Ma chi è stato? E soprattutto perché? Ma potevano uccidervi! Ma è assurdo! C’era qualche messaggio con la patata? Avete dei nemici? Noi troveremo i colpevoli! Ma soprattutto: che senso ha tirare una patata in una finestra” eccetera.
Facce a culo così, viste poche volte nella vita. Diamo loro anche del cartone da imballaggio per coprire la finestra. Il napoletano non è tanto convinto, noi siamo anche un po’ offesi perché hanno pensato a noi come colpevoli, dato che facendo tutte le ipotesi del caso, potremmo essere stati solo noi.
Le salutiamo raccomandandoci di tenerci informati su questo incredibile caso.
Torniamo a letto, sapendo che non la passeremo liscia.
LA PULA
Passa mezz’ora, e verso le 3 suona il campanello.
Rocco chiede al citofono chi è, ma una voce già di qua dalla porta dice “apra: carabinieri”
Argh.
Entrano due carabinieri, uno che fa le domande e uno che si guarda attorno (secondo noi cerca tracce di patate) prendendo appunti. Noi aggrediamo subito:
“Agenti venite per quella cosa della patata? E’ una cosa incredibile, assurda, ma chi può essere stato?”
“Ehm, ragazzi.. c’è stata una festa qui stasera?”
iniziano a cercare tracce di spinelli, bottiglie di vino o resti di festeggiamenti e baldoria.
Non c’è niente.
Niente.
Sono basiti, vedono solo 4 stolti in pigiama che si arrampicano sugli specchi, ma non hanno prove. Vedono anche tanti poster dei Dimmu Borgir e degli Immortal. Il Metallaro è amico di Attila Cshar dei Mayem. Proviamo con la tattica “In effetti possiamo esere stati solo noi: ma agente, mi dica: per quale motivo? Non c’è alcun motivo sensato per un gesto del genere!”
Era vero.
Il Metallaro tira fuori a questo punto la perla:
“Vede, agente, in questo quartiere succedono cose strane. Pensi che l’altra settimana qualcuno ha lanciato un portacenere a della gente che cenava sul balcone. Incredibile, no?”
Era stato lui.
I carabinieri se ne vanno. Li sentiamo dalla finestra dire alle ragazze, in strada, qualcosa tipo “Possono essere stati solo loro, ma non c’è traccia di niente”.
Passa la nottata, con sogni strani a base di tribunali e inquisizioni. TP è immobile. Gli provo la febbre, ha 31°. E’ ormai di marmo.
IL GIORNO DOPO
Nessuno crede di averla scampata. Usciamo di casa dopo ore di tentennamenti, ma usciamo a scaglioni e tutti con gli occhiali scuri. Io e il Metallaro, in un bar, vediamo avvicinarsi due poliziotti.
Ansia.
Penso alla fuga modello tetti di palazzi in film americani.
I poliziotti ordinano un cappuccino.
L’IGUANA 2
Torno a casa, verso sera suona il campanello. Sono di nuovo le ragazze. Argh.
“Siamo venute a SCUSARCI per ieri. Vi abbiamo dato la colpa subito, ma voi siete stati cosi gentili verso di noi. Non capiamo chi possa essere stato, ma vi volevamo invitare a cena per scusarci.”
Ah-ah. Il crimine paga.
Arrogantemente, mi dichiaro un po’ offeso ma so perdonare, e gli mostro la nostra casa.
“venite di qua, vi mostro la nostra iguana Grundig”
Musica di Simonetti.
Spunta una patata da sotto il tronco.
Prendo di forza le ragazze per il braccio, le trascino via dalla stanza dell’iguana, e dico
“Ma no, venite di qua: vi mostro la cucina.”
THE END
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