Circa 8 anni or sono mi trovai a dovermi muovere nella metropoli dalla campagna per frequentare l'università, e fu così che con un nutrito gruppo di valligiani reduci principalmente dal liceo Artistico ci accasammo al 5° piano di uno stabile di via Valtellina (quando si dice il patriottismo...), proprio di fronte all'Alcatraz.
La casa era molto grande e aveva abbastanza spazio per ospitare 5 persone distribuite in una stanza doppia e una tripla, più un grande salotto con vetrata, sgabuzzino e cucina abitabile con balconcino; in men che non si dica la tripla fu occupata da quattro persone e la branda-divano nell'ampio salotto divenne un rifugio sicuro per molti nomadi, senza contare permanenze più o meno pagate su un'altra branda in cucina, per una media di 7/8 persone più o meno stabilmente accasate.
Nessuno dei coinquilini aveva mai abitato da solo prima, e visti i trascorsi adolescenziali più o meno punk di tutti quanti si può dire che nessuno fosse un campione di ordine, pulizia, igiene personale e rispetto verso il prossimo. Diversamente da quello che spesso sento dire dei rispettivi coinquilini, lamentandosi, dalle persone che mi circondano, noi vivevamo felicemente in un consapevole stato di deriva e decadenza, cominciato fin da subito con la raccolta dei sacchi della spazzatura sul balconcino per evitare i 5 piani di ascensore (?!?), raccolta che si è protratta da settembre a giugno fino al giorno in cui, scattata da qualche tempo la tipica afa milanese, la portinaia ha citofonato chiedendoci di controllare se provenissero dal nostro balcone i vermi che cadevano sui terrazzini degli inquilini sottostanti. Inutile dire che sì, era proprio opera nostra.
Altro problema comune a molte delle persone che conducono un'esistenza di coabitazione è quello dei temibili 'turni di pulizia', pratica che in via Valtellina fu considerata da subito fascista e oppressiva e fu bocciata in favore di un buon vecchio WE DONT CARE e della sanissima abitudine a scrivere cartelli qualora ci fossero cose per terra, ad esempio piatto di pasta al pomodoro frantumato in corridoio a tarda notte dopo un rientro da una serata di ubriachezza molesta e ivi rimasto per almeno una settimana con cartello di segnalazione ATTENTI AI VETRI E ALLA PASTA PER TERRA, oppure sapone liquido rovesciato in salotto (che ancora mi chiedo che ce ne facessimo del sapone liquido, e perchè si trovava in salotto) con cartello ATTENZIONE SI SCIVOLA.
La gestione culinaria della comunità era affidata perlopiù al caso e al vecchio detto -ognuno per sé, dio per tutti-, ci nutrivamo soprattutto di surgelati, scatolette, sughi pronti (a volte senza pasta, o usati per condire l'insalata dai più temerari) e pizza da asporto; interessante fenomeno che abbiamo vissuto per qualche tempo è stato quello delle colazioni con i piccioni che si introducevano dalla finestra ormai senza nessuna paura e camminavano sul tavolo mentre mangiavamo latte di soia e cereali, che per qualche esigenza ingegneristica che ora mi sfugge, ma per la quale la scatola che li conteneva era la sola soluzione, erano stati rovesciati su uno scaffale in modo da poter essere fatti cascare direttamente nella tazza con un movimento a spazzaneve della mano.
Altra particolarità dell'abitazione era l'assenza di arredamento, portati i letti da casa o acquistati al sempreverde ikea, il resto abbiamo deciso di recuperarlo andando in giro per il quartiere in cerca di rifiuti ingombranti, attività spesso sottovalutata che ci ha consentito di avere una lavatrice non funzionante come portatelevisore, un tavolino quadrato per il salotto con piano di cristallo senza piano di cristallo (e quindi una specie di trappola con superficie di 4 cm di profondità lungo il perimetro per appoggiare le cose che immancabilmente si rovesciavano sul tappeto posto sotto, anch'esso trovato per strada), un comò luridissimo e altre cose più o meno utili come un televisore 50 pollici non funzionante usato come portabibite e un altro sistemato in bagno in modo da infilare i rotoli di carta igienica ( quando ce n'era ) sulle antenne. La sola cosa che ci mancava era un divano, ma la divina provvidenza ha fatto sì che una notte io e il coinquilino Barista Satanico trovassimo in via Farini un tre posti in condizioni più che pessime, evidentemente abbandonato da giorni, cuscini strappati, macchie non identificabili, probabile piscio di tutti i cani e gli homeless del quartiere. Con un esame al luminol del RIS di Parma si sarebbe potuto probabilmente trovare un colpevole ad ogni singolo crimine irrisolto dal delitto Bellentani ad oggi. Convinti di accaparraci lo scettro di eroi della brigata ci carichiamo l'olezzoso sofà in spalla e lo portiamo per 5 piani di scale facendo il nostro trionfale ingresso davanti a facce incredule che inaspettatamente ci mandano affanculo e ci chiedono di riportare in strada quella merda. In effetti sotto una luce migliore di quella dei lampioni di via Farini la condizione di disagio del divano ci si para davanti senza pietà e siamo costretti ad ammettere che in effetti è un po' estremo e promettiamo di riportarlo in strada il giorno successivo.
Il fatidico giorno successivo rientro in casa dopo una dura giornata di lavoro e università pronto a caricarmi il dolce peso sulle spalle, e ad accogliermi trovo uno dei coinquilini sdraiato sul divano in mutande, occhi da cinese dovuti alla fattanza e con in bocca una canna mezza fumata di almeno 15 cm che mi dice... 'oh... ce lo teniamo... è troooppo comodo!'
Tra gli ospiti indesiderati del maniero di via Valtellina, il più degno di nota è sicuramente Carnage, assiro-calabrese compagno di università di uno di noi che ha squattato l'appartamento per qualche tempo dopo essere stato sfrattato, pasteggiava a cotolette e gin sia a pranzo che a cena, scompariva per qualche giorno e tornava con tatuaggi infetti fino al giorno in cui è scomparso del tutto lasciandoci in eredità un paio di anfibi del '15-'18 che erano le uniche scarpe che possedeva, grazie al cielo non si sono mai più avute sue notizie.
Tra le altre presenze che si sono susseguite c'è da ricordare il Manager e il Figlio Del Sindaco:
Il Figlio del Sindaco è stato recluso su una branda da campo in cucina, costretto a pagare un affitto e osteggiato in ogni suo tentativo di guardare le partite di calcio o qualsiasi altro programma televisivo. A casa ogni giorno dopo le lezioni, puntava la sveglia e decideva di fare un pisolino ristoratore in attesa della partita o di altro, ma senza fare i conti con il council of doom della casa che in scimmia da playstation gli levava la sveglia costringendo l'inconsapevole a notti da 15 ore di sonno e pressochè zero vita sociale; probabilmente facendogli un favore visto che il primo giorno nella metropoli è stato derubato di portafoglio e cellulare sulla 92 tra la stazione centrale e casa.
Il Manager, approdato in via Valtellina dopo una vacanza in Sardegna che l'aveva, parole sue, 'sbussolato', convinto di migliorare la sua condizione intestinale, si è nutrito per almeno due mesi esclusivamente di barattoli di yogurt di dimensioni di un secchio da imbianchino con tanto di maniglia, perennemente in offerta al vicino GS. Nonostante la sua condizione intestinale il povero Manager sprizzava comunque molta più vitalità rispetto a tutti gli altri abitanti e non si contano le volte in cui dovevamo uscire e lui aspettava sull'uscio del salotto, vestito di tutto punto, facendo pressioni infinite a una banda di cannaioli in mutande in fissa davanti alla playstation da giorni.
Un altro mondo è possibile.